Le novità del Decreto Dignità per il settore HR

Le recenti novità introdotte dal Decreto Dignità impongono agli operatori del settore HR un momento di aggiornamento professionale.

Le recenti novità introdotte dal Decreto Dignità impongono agli operatori del settore HR un momento di aggiornamento professionale.

Sono molte infatti le novità che interessano in modo particolare la gestione della cosiddetta “flessibilità” delle risorse umane. Rispetto al 13 luglio (giorno antecedente l’entrata in vigore del Decreto Dignità) gli addetti ai lavori devono infatti confrontarsi con limiti percentuali, causali, nuove modalità di gestione delle proroghe e dei rinnovi.

L’analisi del Decreto Dignità, così come modificato dalla legge di conversione n. 96/2018, non può che partire dalla gestione dei contratti a termine. Innanzitutto la durata massima complessiva del contratto a tempo determinato non può superare i 24 mesi (rispetto ai 36 della precedente disciplina). Per i primi 12 mesi non è necessario rispettare alcuna causale mentre il raggiungimento del limite di 24 mesi è consentito a fronte di esigenze temporanee ed oggettive estranee all’ordinaria attività o di sostituzione di lavoratori assenti oppure di esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.

Le modifiche non si limitano a durata massima e causali perché il numero massimo di proroghe scende da 5 a 4, il rinnovo di contratti a termine richiede sempre la causale ed è accompagnato da un aumento di 0,5 punti percentuali del contributo addizionale da versare all’Inps. Resta confermata la particolarità delle attività stagionali che godono di libertà per quanto riguarda la durata massima, le proroghe ed i rinnovi.

Il Decreto Dignità impone cambiamenti radicali anche nella gestione dei contratti di somministrazione perché quanto detto in merito a apposizione del termine, durata, proroghe, rinnovi e causali vale anche in caso di lavoro a tempo determinato per il tramite delle agenzie per il lavoro. Dopo il Decreto Dignità la disciplina della somministrazione differisce da quella del tempo determinato per le cosiddette “pause intermedie” (stop and go) e per il diritto di precedenza. Per quanto riguarda il numero complessivo di contratti a termine anche per la somministrazione viene introdotto un limite “legale”: il numero di lavoratori assunti con contratto a tempo determinato o in somministrazione non può infatti eccedere il 30 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del contratto.

Non solo la gestione delle tipologie contrattuali è stata oggetto di modifiche da parte del recente intervento normativo ma sono stati oggetto di variazione anche gli importi delle indennità in caso di licenziamento per i contratti a tutele crescenti: si passa infatti da un minimo di quattro ad un massimo di ventiquattro ad un importo “non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità”. Considerato quanto esposto è variata anche la misura dell’offerta di conciliazione in caso di licenziamento di lavoratore assunto con contratto a tutele crescenti che deve essere non inferiore a tre e non superiore a ventisette mensilità.

Il Decreto Dignità ha ampliato inoltre la possibilità di fruire dell’esonero previdenziale per i datori di lavoro privati che effettueranno nel biennio 2019 – 2020 assunzioni di lavoratori dipendenti di età inferiore a 35 anni con contratto a tutele crescenti. La riduzione contributiva è pari al 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro nel limite dell’importo massimo di 3.000 euro su base annua per un periodo massimo di 36 mesi.

Altro ampliamento rispetto alla previgente disciplina viene previsto dal Decreto Dignità per l’utilizzo delle nuove prestazioni occasionali che ora possono essere utilizzate dalle aziende alberghiere ed alle strutture ricettive operanti nel settore del turismo che hanno alle proprie dipendenze fino a otto lavoratori subordinati a tempo indeterminato purché la prestazione di lavoro sia effettuata da pensionati, studenti con meno di 25 anni, disoccupati e percettori di prestazioni di sostegno al reddito.

L’aggiornamento e l’analisi attenta delle novità introdotte dal Decreto Dignità sono fondamentali per gestire in modo corretto il regime transitorio: in sede di conversione del decreto infatti è stata disposta l’applicazione della nuova normativa ai rinnovi ed alle proroghe contrattuali successivi al 31 ottobre 2018.

Le recenti novità introdotte dal Decreto Dignità impongono agli operatori del settore HR un momento di aggiornamento professionale.Considerate le novità del mondo HR, nelle prossime settimane gli addetti ai lavori non possono pensare di fare a meno di formazione e l’aggiornamento professionale.

Luca Prevedini

Consulente del Lavoro

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